Vorrei creare un posto per i sogni...un posto dove amare, senza soffrire...un luogo lontano, da immaginare...perchè solo lontano esso può stare, e solo con la speranza ci si può arrivare.
Mi sento davvero impotente, senza forze. In questa sera così buia mi sembra che nulla abbia un senso, e mi domando come devo andare avanti, come posso procedere senza una meta, senza quasi i mezzi, eppure con tutto questo peso sulle spalle, questo senso di responsabilità che mi annienta. Ma dove sto sbagliando? Dove sono andate a finire tutte le mie forze, tutta la mia buona volontà, tutti i miei sogni, e tutte le mie certezze? Dove sono andato a finire io? Che credevo di conoscermi fino a poco tempo fa, sapevo dove volevo andare e sapevo dove ero. In questa sera buia mi sento vuoto, e penso solo che un nuovo giorno non è in grado di donarmi la luce di cui avrei bisogno, per rischiarare quella strada buia che non riesco più a percorrere. Forse è meglio chiudere gli occhi, e sperare di intravvedere la spiaggia sicura dei sogni, dove le impronte si confondono, e dove niente è per sempre. T.M.
Odio questa sensazione di impotenza che mi porta a fissare il vuoto, giorno dopo giorno, mentre il tempo scorre veloce davanti ai miei occhi, e tutto quello che riesco a vedere sono solo le lacrime che premono per uscire, ma non ci riescono. Sento il vuoto dentro di me, un vuoto che grida e sovrasta ogni altro suono attorno a me, un vuoto che mi annienta, e mi fa sentire solo anche in mezzo alla gente. Ogni giorno sfila di fronte a me, con tutte le sue possibilità, con tutte le sue delusioni, ed ogni giorno mi ritrovo a fissare le mie mani vuote che cercano di afferrare qualcosa di così chiaro, eppure così indistinto, qualcosa che scaturisce dalla mia mente con la presunzione di portarmi lontano. e invece mi lascia sul ciglio di una strada che non conosco, dove le macchine mi sfrecciano accanto, indifferenti. Vengo avvolto in una nube calda di nebbia che mi sembra quasi una coperta soffice, che si nutre delle mie forze per abbandonarmi ad un destino inevitabile, aspettando una goccia di pioggia che scivoli sul mio viso ingrigito, rigandolo come calde lacrime per riportare alla luce un sorriso ormai sepolto.
Ogni giorno, al nostro risveglio, sappiamo di poter contare sul fatto che un nuovo giorno è iniziato, sia che il sole ci inondi di luce oppure no questa nuova giornata è arrivata, e noi la affronteremo pieni di speranze, a volte con qualche timore, ma soprattutto con la coscienza che niente andrà veramente come avremmo voluto. Questo è un aspetto negativo? Forse no, però i nostri numerosi tentativi, durante la giornata, per fare in modo che almeno qualcosa in cui abbiamo sperato vada per il verso giusto ci portano a pensare che la nostra vita sia una continua correzione di traiettoria. Qual è la strada che vogliamo prendere? È veramente necessario saperlo? Probabilmente superfluo, perché, man mano la via ci viene indicata, noi non accompagniamo unicamente noi stessi, ma tutte le persone che portiamo dentro di noi, per questo la maggior parte di coloro che seguono il cammino che si sono prefissati non hanno nessuno con fissa dimora nel loro cuore. Una leggera variazione esisterà sempre, perché esistono gli altri; ma fino a quanto questo è sopportabile? Fino a quando possiamo permettere agli altri di entrare in conflitto con il nostro cammino, bruciando le nostre già misere energie affinché ci accorgiamo di loro, mettendo in ombra noi stessi, e tutto quello che siamo, o vorremmo essere? Questa mattina mi sono svegliato, e mi sono chiesto se per caso non sono tutte queste persone che ci circondano a farci diventare quello che siamo, ad obbligarci ad un ruolo, anche quando questo comincia a starci stretto; perché quando tutti non fanno che apprezzarci, farci mille complimenti, arrogarci il ruolo di magnifici ascoltatori, non è forse che gli altri si aspettano che noi siamo questo, e nient'altro? Ho come l'assurda sensazione che se anche solo tentassimo di essere diversi da quello che siamo, se solo ci spingessimo un tantino oltre, mostrando un po' anche i nostri desideri, oltre a prodigarci per soddisfare quelli degli altri, verremmo automaticamente, seppur delicatamente, messi da parte. A noi viene dato il difficile ruolo del compromesso, su tutto, ad ogni livello; ma noi dobbiamo cercare il compromesso, pur non essendolo mai! In nessun luogo, in nessuna occasione saremo la scelta, seppur di compromesso, al fine di renderci felici, e soprattutto mai, per nessuna ragione, dovendo noi prendere una decisione, potremo muoverci tranquillamente tra le spire altrui senza cercare con diplomazia di non ferire nessuno, pur non riuscendoci, data la volubile strada del cuore di chi ci circonda. È un triste destino che ci appartiene, che lega noi poveri infermi delle emozioni a quel solido nastro d’argento che incorona le nostre “virtù”, ignari delle spine che affondano nella nostra carne quando la nostra anima cerca raramente di venire a galla.
Vi prego, se qualcuno mi legge mi scriva anche qualcosa, perchè vorrei tanto poter scambiare un po' di idee con i miei lettori, o in generale con qualcuno a cui piace parlare, confrontarsi... Spero proprio che qualcuno mi stia ...leggendo :-)
Come una frusta percuote incessante i tuoi sensi; ti stordisce, lasciandoti a fissare il vuoto. Cerchi di reagire, ma non puoi nulla contro lo scontro violento delle parole, la lingua saettante di quegli improperi, che fanno vibrare l'aria e gelano il cuore. Puoi chinare la testa in segno di resa, ma il fuoco continua a bruciare di fronte a te, e mentre le fiamme lambiscono ogni parte del tuo corpo, senti le forze che ti abbandonano. Non ci sono segni, non ci sono ferite, eppure ogni parte di te sanguina, e le tue lacrime non riescono neppure a vedere la luce, asciugate dall'arida culla che ti accompagna verso il baratro; e tu puoi solo guardare, inerme la fine di ogni tua resistenza, l'assenza di appigli, nessuna giustizia e nessuna pietà, perchè hai perso il diritto ad ogni cosa, nello stesso istante in cui hai guardato il male negli occhi. Non ci sono difese, non ci sono speranze, se non quella di ripararsi le orecchie dal suono spiacevole di una voce crudele, e chiudere gli occhi alla vista della violenza; appassire, lentamente, fino a ridursi all'osso di un'anima che può sopravvivere solo perchè invisibile, e partire, per andare lontano, in qualsiasi luogo, in qualsiasi spazio, ovunque, dove non ci raggiunga mai più la voce dell'ignoranza.
Testo I am lost in our rainbow now our rainbow has gone Overcast by your shadow as our worlds move on But in this shirt, I can be you, to be near you for a while In your shirt I can be you, to be near you for a while
There’s a crane knocking down all those things that we were I awake in the night to hear the engines purr There’s a pain it does ripple through my frame makes me lame There’s a thorn in my side, it’s the shame, it’s the pride
Of you and me, ever changing, moving on now, moving fast And his touch must be wanted must become through your ask But I need Jake to tell you that I love you it never rests And I’ve bled everyday now for a year for a year
I did send you a note on the wind for to read Our names there together must have fallen like a seed To the depths of the soil burried deep in the ground On the wind I could hear you call my name I held the sounds
I am lost
I am lost in our rainbow now our rainbow has gone I am lost in our rainbow now our rainbow has gone
I am lost
Traduzione Mi sono perso nel nostro arcobaleno adesso il nostro arcobaleno se ne è andato Coperto dalla tua ombra mentre i nostri mondi si separano Ma in questa camicia, posso essere te, essere vicino a te per un po’ Nella tua camicia posso essere te, essere vicino a te per un po’
C’è una gru che demolisce tutte quelle cose che eravamo Mi sveglio di notte per sentire i motori ronzare C’è un dolore che mormora attraverso la mia ossatura, mi fa sembrare zoppo C’è una spina nel mio fianco, è la vergogna, è l’orgoglio
Di te e me, che mai cambia, che va via adesso, va via in fretta E il suo tocco deve essere voluto, deve capitare attraverso il tuo chiedere Ma ho bisogno che Jake ti dica che io ti amo, non si ferma mai E ho sanguinato tutti i giorni per un anno, per un anno
Ti ho spedito un biglietto nel vento perchè legga I nostri nomi, là insieme, devono essere caduti come un seme Nelle profondità del suolo, sepolti in fondo alla terra Nel vento potrei sentirti chiamare il mio nome, ho afferrato i suoni
Mi sono perso
Mi sono perso nel nostro arcobaleno adesso il nostro arcobaleno se ne è andato Mi sono perso nel nostro arcobaleno adesso il nostro arcobaleno se ne è andato
Se le nostre vite si intrecciano in due parole, allora i nostri sensi si inebriano di attimi riflessi nei nostri respiri, momenti attesi che prendono forma negli sguardi vuoti dei nostri sogni, fino all'ora del nostro incontro.
Sono poche due parole per il mio cuore; sono deboli due respiri per le mie labbra. Impercettibile quel contatto per il quale le mie mani fremono, e cercano le tue invano, trovando solo quel vuoto che tante volte ha fatto loro compagnia.
Quante sono le persone che vorresti abbracciare? Quelle che vorresti stringere e non lasciar andare mai più? Allarghi le braccia, le protendi verso il cielo fino ad incontrare un raggio di luce, e con gli occhi pieni di lacrime resti a fissare quel chiarore che ti abbaglia. Richiudi le braccia, intorno a quel soffice pensiero di un legame che non si spezzerà mai, e solo allora ti accorgi di stringere a te un grande cuore, che pulsa e ti dà calore, che ti sussura all'orecchio quelle parole di cui hai bisogno, che valgono più di mille brani gettati al vento, e ti accompagna in quel luogo che solo voi conoscete, quel sorriso che culla entrambi verso una nuova speranza. E senti l'erba soffice sotto i piedi; ti inonda la sensazione di pace che credevi ormai perduta, mentre ogni parte di te sente riaffiorare la propria anima, quella perduta, di cui non ricordavamo più l'esistenza. Restando distesi ad osservare il cielo, con le dita intrecciate in quell'àncora di salvezza, che ancora ci permette di galleggiare nel grigio mare della gente, e ci porta lontano, verso nuovi mondi e vecchi sogni, verso una spiaggia, dove la sabbia è sempre calda e dove il mare in tempesta si vede lontano, senza timore, mentre ci si guarda negli occhi, e ci si domanda dove andare a nascondersi. Assieme.